Il canto della giara

Ero una giara colma d’acqua

persa nella sabbia di un deserto.

Ti vidi sola, sul tuo percorso;

ti vidi assetata e mi offrii

di placare la tua sete

col mio contenuto.

Ero una giara colma d’acqua

impaziente di dividere con te

il mio prezioso carico.

Ma tu eri cieca, mi sfiorasti appena

e proseguisti, ignorando ch’io fossi

il tuo ultimo vero appiglio. Continua a leggere

Il nemico alle porte (Fabio e Marco in guerra)

La festa di Halloween (specie nella fase di allestimento) è stata un’ottima occasione per testare le potenzialità della mia nuova Canon EOS 7D sul piano della qualità video, avendone già apprezzate le qualità in campo fotografico.

Fra una cosa seria e l’altra, c’è stato tempo anche per qualche scenetta come questa, grazie alla fantasia (malata) di Fabio e Marco e alla collaborazione di Diodoro per il doppiaggio dal vivo degli effetti sonori e di Teodora, responsabile del lancio della granata (di legno).

La zucca intagliata per Halloween Rock

Nel tentativo di testimoniare le diverse fasi della preparazione della festa per Halloween, ho deciso di tentare una sorta di “time-lapse” o di Fast-forward, per così dire, in modo da rendere l’idea del gran lavoro che si è reso necessario per l’allestimento della sala, del bancone del bar, delle decorazioni.

Questo primo video mostra proprio la realizzazione di una delle decorazioni, forse la più importante: la zucca intagliata da Teodora e Luigi con tanta pazienza. Il risultato finale, che vedrete al termine del video, è un notevole omaggio a un classico del cinema moderno: “A clockwork orange” (Arancia Meccanica).

Halloween per i bambini :)

Anche quest’anno, il Comitato per il “San Marco Rock” si è occupato dell’organizzazione di una festa in occasione di Halloween a San Marco dei Cavoti (BN). L’ormai tradizionale “Halloween Rock” ha avuto inizio nel pomeriggio, con la festa dedicata ai più piccoli e curata dalle ragazze dell’associazione.

Ripartenze.

Il piede bloccato
in trappola nel fosso:
cado,
mi rialzo
e un altro passo segue
fiducioso.
Non vedo.
Non vedo più la fine
del percorso.
Dove sto andando?
Un altro passo ancora,
incerto,
mi trascina più in là,
più di quanto fossi disposto
ad andare.
Dove trovo la forza
di rimettermi in piedi?
Mi sorprendo a non arrendermi
sul ciglio del baratro,
ancora una volta,
e riprendo il cammino
al buio
senza sapere dove andare.
Mesto e irto di insidie
è il mio sentiero solitario.
E rialzarsi è sempre più difficile.

Corso di lingue – da (AD)DIORAMA

Oggi vi segnalo un bel blog, davvero molto interessante. Fra musica, articoli di spessore e quant’altro, si passa anche per argomenti meno seri come i giochi linguistici come quelli di questo post che ripubblico direttamente dall’originale su (AD)DIORAMA.

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Io di notte non sogno mai

La notte mi piace. Di notte riesco a essere in pace, finalmente.

Non è stato sempre così: da bambino la temevo, nei suoi aspetti più tipici. Rifuggivo il silenzio estremo che avvolgeva la mia stanza e l’intero appartamento. Era un silenzio che aveva un che di innaturale e risuonava per contrasto come fosse il più forte dei rumori, nella mia testa.

Non che mi tranquillizzassi in quelle notti in cui riuscivo a percepire qualche rumore: ogni minimo fruscio si tramutava nel movimento furtivo di un demone intenzionato a cogliermi di sorpresa per azzannarmi al collo o divorarmi in un sol boccone. Il ticchettio metallico della sveglia sul comodino rimbombava nelle mie orecchie in una tensione parossistica per la quale non ero più fra le coperte del mio letto, ma nelle mani di crudeli banditi e spietati assassini che mi avevano incatenato a una bomba pronta a esplodere, di lì a poco. Una goccia d’acqua che cadeva lenta e cadenzata nel lavandino del bagno mi trapanava le meningi inquietandomi neanche potesse divenire d’incanto un oceano per annegarmi nei suoi flutti.

Ma l’assenza di rumori era assenza di vita, e io mi figuravo l’abbandono, ultimo essere vivente su una Terra arida e disabitata, proiettato alla morte, ma una morte che sarebbe stata lenta e dolorosa, dandomi il tempo di percepirne l’arrivo nella mia desolata solitudine.

Rifuggivo ancora di più l’oscurità, ma non perché il trovarmi immerso nelle tenebre significasse la scomparsa del mondo. Proprio l’opposto: ciò che non vedevo con gli occhi, era di una chiarezza lampante nella mia immaginazione. E più spalancavo le palpebre per cercare un appiglio visivo, un dettaglio familiare che rendesse una forma conosciuta nella mia stanza, una base per ricostruire uno spazio a cui ero tanto abituato da darlo per scontato, più aumentava il timore di ciò che avrei potuto vedere d’improvviso, come se dal buio pesto potesse emergere di colpo il riflesso di una luce lontana, chissà da dove, sui denti di una belva famelica, grondanti di bava e distorti in un ghigno rabbioso attraverso il quale un alito cadaverico riuscisse a farsi spazio sino a colpirmi in pieno. Continua a leggere

Nel frattempo, nel mondo Disney..

In un pomeriggio in cui ho deciso di concedermi il lusso di una tranquilla nullafacenza, mi sono ritrovato, come molti, a guardarmi indietro, alla tranquillità dell’infanzia che stride se paragonata con gli impegni quotidiani della maturità che arriva a stravolgerti l’esistenza e ad assorbire ogni tua energia, quotidianamente. E un po’ come tutti anche a me capita di pensare “Ma non stavamo meglio da piccoli? Perché ci è stato imposto di crescere?”

Ebbene, cari miei, a queste domande io rispondo che non stavamo affatto meglio prima. Io, come molti, sono cresciuto a pane (tanto) e fumetti Disney, e, ripensando al mondo di fantasia in cui ci rifugiavamo da bambini leggendo, non posso fare a meno di sorridere, notando alcune – anzi, parecchie – stranezze che credo non siano sfuggite a molti.

Senza ulteriori esitazioni, quindi, trasferiamoci tutti a Paperopoli, città in cui vive il mio personaggio Disney preferito, forse perché è quello in cui mi è più facile riconoscermi.

Sto parlando, ovviamente, di Paperino. E qui arriva la stranezza n°1: perché mai Paperino si veste solo nella parte superiore, coprendo il busto ma lasciando liberamente e allegramente al vento le sue pudenda? Continua a leggere

Fontana di Trevi

Direttamente dalla mia galleria deviantART, il primo tentativo di foto a lunga esposizione.
Ecco a voi la Fontana di Trevi a Roma, alle 3 del mattino.
Fontana di Trevi.
Dettagli tecnici:
ISO 100
f/13
8”
18-55VR@18mm

Sull’amore – da “Yoga della comprensione interiore” di Osho

[…]

L’amore è naturale, è già presente nel tuo cuore, è pronto ad esplodere. La sola cosa che dev’essere fatta è lasciarlo fluire. Ma tu hai creato ogni sorta di impedimenti e di ostacoli, non gli permetti di fluire.

L’amore è già presente, devi semplicemente rilassarti un po’ e lasciare che affiori, e spunterà, fiorirà; e quando fiorisce verso una persona comune, immediatamente, ciò che è ordinario diventa straordinario.

L’amore rende tutti straordinari: è un’incredibile alchimia. Una donna comune, all’improvviso, quando la ami, è trasfigurata. Non è più una donna qualunque: è la donna più straordinaria che sia mai esistita. Non lo è solo perché sei cieco, come dicono gli altri; di fatto, hai visto lo straordinario che è sempre esistito, nascosto in ciò che è ordinario. L’amore è il solo sguardo, la sola visione, la sola chiarezza.

In una donna qualunque hai viso l’essenza della femminilità – passata, presente, futura – tutte le donne sommate insieme. Quando ami una donna, realizzi l’essenza stessa dell’anima femminile, racchiusa in lei;  […]

Se scendi profondamente nel tuo amore… esistono delle difficoltà nel scendere in profondità in amore: più vai a fondo, più perdi te stesso, e sorge una paura, un tremore si impossessa di te. Inizi a evitare gli abissi dell’amore, perché sono del tutto simili a una morte. E crei barriere tra te e la persona che ami, perché la donna sembra un abisso, e ti può assorbire. Tu sei nato da una donna, la donna ti può assorbire: ecco perché hai paura. Essa è il ventre, l’abisso e, visto che ti può dare la vita, perché non la morte? Continua a leggere

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